Eventi / Storia dell'arpa

Giardino musicale a Roma per Clelia Gatti Aldrovandi

 

E’ veramente grande e irripetibile la possibilità che ci è stata offerta dall’ ”Associazione Italiana dell’Arpa” con Emanuela Degli Esposti e Lorenzo Montenz, e dal contributo di Lucia Bova, la quale ha dato un impulso umano ed artistico fondamentale alla intitolazione di un’ area-giardino all’ arpista Clelia Aldrovandi a Roma.

La scomparsa dell’artista ha lasciato un grande vuoto, dal quale sono riaffiorate ed emerse nel tempo testimonianze e spazi di approfondimento da parte delle sue allieve, il cui contributo abbiamo provato qui in parte a in parte a raccogliere.

Questi racconti si affiancano tra loro, a pennellare il variopinto tappeto musicale che ha intrecciato la grande arpista, nel suo percorso artistico ed umano, additando in questo modo “a tutte noi arpiste la via da “seguire per valorizzare l’Arpa sempre di più”, come ricorda la stessa grande allieva Zaniboni.

unica ed irripetibile questa possibilità, ripetiamo, che apre un nuovo e affascinante quadro sul panorama musicale italiano (e non solo), con la rinnovata ricerca dell ‘alto profilo artistico dell’arpista.

Tutto ciò proprio ora che la Cultura ha bisogno di essere “irrorata”, rivitalizzata di nuova linfa, dopo essere stata limitata e mortificata in questo ultimo periodo.

Una “targa”, che sarà ospitata nel giardino, nelle vicinanze del “Museo degli Strumenti Musicali” di Roma, che non è commemorativa, perché lo spirito e l’”animus” artistico di Clelia Aldrovandi Gatti, protagonista del suo tempo, lo è stata anche attraverso la sua presenza vitale e attuale, con la sua contemporaneità nella prassi musicale, con i suoi contatti con i maggiori compositori del suo tempo, nelle forme musicali d’ avanguardia.

Mai in secondo piano il suo concentrato impegno nell’insegnamento, che ha distillato gesti ed esperienze tra le sue allieve, arricchendone spirito ed impegno nell’ arte.

Unica ed irripetibile, concludiamo, (per lasciar spazio alle testimonianze dirette), come possibilità di rivendicare (sempre) la volontà, attraverso le musiciste che hanno dato il loro contributo, e la stessa “Associazione Italiana dell’Arpa”, di riconoscere nel valore artistico di questa Artista “assoluta”, nella sua completezza e poliedricità, il ruolo e la responsabilità che hanno Associazioni ed artisti nel “tessere”, e a personalizzare, e a volte persino a restaurare il panorama culturale e musicale italiano.

Grazie ancora a tutte/tutti ,

e spero che questa possa essere un’ulteriore occasione per continuare a raccogliere documentazione artistica sull’arpista Clelia Aldrovandi Gatti

Gian Luca Testi

Clelia Gatti Aldrovandi, membro della giuria della prima edizione dell’ International Harp Contest in Israel (1959) – Straordinario documento dell’epoca.

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In memoria di Clelia Gatti Aldrovandi di Elena Zaniboni, già docente di Arpa ai Corsi di Perfezionamento dell’Accademia di Santa Cecilia, Roma.

E’ con accorato rimpianto che mi accingo a scrivere della mia grande Maestra di Arpa e di Vita, Clelia Gatti Aldrovandi, scomparsa a Roma il 12 marzo 1989.

Le sue lettere, inviatemi durante l’arco di più di 40 anni, i ricordi di tanti episodi vissuti insieme, i suoi preziosi consigli, mi si affollano alla mente e me la fanno sentire accanto, straordinariamente viva e presente.

Nata a Mantova il 30 maggio 1901, studiò al Liceo Musicale di Torino con Carolina Betti Navone. Dette concerti in Italia ed in Europa come solista e come collaboratrice del “Doppio Quintetto di Torino” e del “Gruppo strumentale Italiano”.

Suonò con tanti direttori di larga fama, da Fernando Previtali a Mario Rossi, da Scherchen a Monteaux, da Rosbaud a Celibidache, distinguendosi per la sua sicurezza tecnica ed il suo stile di solida formazione classica.

Ha curato numerose trascrizioni da Telemann, Bach, Scarlatti, dal liuto etc.

Sposata all’illustre musicologo Guido Maggiorino Gatti (scomparso nel 1966), fu nominata Accademico di Santa Cecilia nel 1983.

La sua casa era un punto di incontro di artisti, non solo musicisti, ma pittori, letterati, uomini di cultura che si raccoglievano intorno al Marito, leader per molti anni della vita culturale e musicale italiana.

La sua pervicacia nel chiedere ed incoraggiare i compositori con cui veniva in contatto a scrivere musica per Arpa, ha fatto sì che il repertorio arpistico si arricchisse di tante opere importanti.

Molti musicisti le dedicarono composizioni: da Hindemith a Casella, da Pizzetti a Zafred, da Castelnuovo-Tedesco a Vlad, da Pannain a Mortari, da Rota alla Giuranna, da Petrassi a Tommasini etc.

Il suo rigore interpretativo, la bellezza del suono, l’approfondimento del significato di ogni parte musicale, unita al fascino della sua persona, facevano di ogni sua esecuzione un avvenimento indimenticabile.

All’epoca in cui cominciò ad introdurre l’Arpa come strumento solista, poche erano le donne che si dedicavano al concertismo. In Italia la violinista Gioconda De Vito e poche altre riuscivano a svolgere una carriera internazionale.

Clelia Gatti Aldrovandi riuscì a superare a superare le difficoltà del repertorio e a dare alle sue interpretazioni un’impronta “virile”, proprio per togliere all’Arpa il cliché di strumento salottiero che aveva conservato fino alla sua epoca.

Dedicò tutta la vita al concertismo lasciando poco spazio all’insegnamento, selezionando accuratamente gli allievi. Quando smise l’attività concertistica, dedicò più tempo all’insegnamento: parecchie arpiste della nuova generazione recano la sua impronta.

Il suo modo d’insegnare era estremamente autoritario. Non ammetteva discussioni e richiedeva una totale sottomissione all’allievo. Si compiaceva di ricordare che ad uno dei miei primi concerti, essendo venuta in camerino per augurarmi “in bocca al lupo” e non essendole piaciuto il vestito che indossavo, prese un paio di forbici e mi tagliò tutto l’orlo. Il suo tono non ammetteva repliche.

Amava molto essere circondata da una stima tangibile ed essere un punto di riferimento per le vecchie e le nuove generazioni. Fu molto felice durante la manifestazione che organizzai all’Accademia di Santa Cecilia per festeggiare il suo ottantesimo compleanno. Mi scrisse infatti: “ Mia cara Elena, la gioia che mi hai dato nel giorno del mio ottantesimo compleanno la tengo stretta nel mio cuore. Sei stata un vero tesoro…Non puoi immaginare come io abbia faticato a trattenere la mia emozione nell’ascoltare le tue affettuose parole alla presentazione del dono; sei stata molto cara a ricordare anche le ore vissute nella mia casa assieme al mio caro scomparso…

Negli ultimi anni mi confidava che non aveva paura della morte, ma dei malanni connessi alla vecchiaia.

Mi considerava la sua continuità arpistica e spirituale; si confidava molto con me, mettendomi a parte dei suoi più segreti pensieri che, negli ultimi anni, erano diventati molto amari. Mi scrisse, fra l’altro : “Se non ci fossi tu che fai ricordare il mio nome, penserei di essere morta”…

La sua scomparsa ha lasciato un grande vuoto, ma ha additato a tutte noi arpiste la via da seguire per valorizzare l’Arpa sempre di più.

Ci deve confortare il fatto che è scomparsa rapidamente, senza soffrire.

Cara Clelia, anche la morte ti ha obbedito. Te ne sei andata come avresti scelto Tu stessa: truccata ed elegante come sei stata tutta la vita, conservando a 88 anni pressoché intatta la Tua bellezza ed il Tuo fascino.

E noi Ti tributiamo ancora una volta un lungo, irrefrenabile applauso.

Composizioni dedicate a Clelia Gatti Aldrovandi:

Alfredo Casella : Sonata per Arpa, Paul Hindemith : Sonata

Nino Rota : Sarabanda e Toccata , Manuel De Sica : Tre momenti per l’Arpa

Luigi Perracchio : Canzone popolaresca italiana, Vincenzo Tommasini : Sonata

Mario Castelnuovo – Tedesco : Concertino per Arpa, quartetto d’archi, 2 clarinetti e clarinetto basso

Manuel De Sica Tre momenti per l’Arpa

Ildebrando Pizzetti : Concerto per Arpa e orchestra classica

Roman Vlad : Concerto per Arpa e orchestra ( Sonetto a Orfeo)

Nino Rota : Concerto per Arpa e orchestra

Guido Pannain : Concerto per Arpa e orchestra

Virgilio Mortari : Concerto per Arpa e orchestra

Goffredo Petrassi : Seconda Serenata-Trio per Arpa, chitarra e mandolino

Elena Zaniboni ha presentato in prima esecuzione assoluta : Tre momenti per l’Arpa di M.De Sica

Ed il Concerto per Arpa e orchestra di Virgilio Mortari

Elena Zaniboni  – www.elenazaniboni.it

Anna Maria Palombini ricorda Clelia Gatti Aldrovandi 

Anna Maria Palombini, ex insegnante al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano

Ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere la mia Maestra Clelia Gatti Aldrovandi prima attraverso i racconti e le lodi della mia insegnante al Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma Alberta Suriani e poi di persona, quando è stata chiamata nel 1977 come Commissaria Esterna al mio esame di Diploma.

Tra i brani che presentavo era compresa anche la Sonata di Paul Hindemith, per cui la mia ansia era accresciuta anche da quello che poteva essere il Suo giudizio su un pezzo a Lei dedicato e su cui aveva tanto lavorato assieme all’autore.

Una volta davanti a Lei però ho conosciuto una persona il cui sorriso, i cui modi gentili ed affabili mi hanno messo completamente a mio agio.

Sfortunatamente pochi mesi dopo la mia insegnante A. Suriani mancò improvvisamente ed il mio più naturale pensiero fu di affidarmi a Lei per continuare e perfezionare i miei studi.

Cominciò così la mia lunga ma, a dirlo ora, ancora troppo breve strada accanto ad una Musicista che con i suoi preziosi consigli ed insegnamenti ha aperto un mondo a me ancora sconosciuto.

Accanto a Lei ho imparato ad ascoltarmi, a cercare la perfezione nel suono, cercandone il giusto equilibrio tra sonorità e bellezza.

Le sue interminabili lezioni erano costellate di ricordi e racconti dei suoi incontri con i musicisti più importanti che Le avevano dedicato i loro brani, nonché degli arpisti di fama internazionale, Nicanor Zabaleta, Vera Dulova, Pierre Jamet…, con cui manteneva

contatti epistolari e non.

Tali momenti mi servivano per riprendere fiato e riacquistare un po’ di energia; alla fine della lezione ero sì esausta ma comunque arricchita!

Sempre presente nei miei momenti più importanti, voleva essere sempre informata di ogni cosa, compreso che vestito avrei messo ad ogni concerto… una volta venne in camerino e vedendo che avevo la pelle del viso molto lucida, aprì la sua borsetta, tirò fuori il Suo maquillage e mi incipriò tutto il viso…

Il Suo ricordo mi è sempre tanto caro e questa è stata l’occasione per ripercorrere il tempo che ho trascorso sotto il Suo insegnamento. Se per i bimbi la maestra delle elementari è come una seconda mamma, Lei lo è stata per me nella mia gioventù.

Con immutato affetto.

Anna Maria Palombini

 

Ricordo di Clelia Gatti Aldrovandi, di Isabella Mori, docente di Arpa al Conservatorio “Santa Cecilia”, Roma

Quando ero studentessa al quinto anno del corso di arpa del Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, mia madre, Vittoria Annino Mori, allieva di Ada Ruata Sassoli, e arpista dell’orchestra RAI di Roma, decise di affidarmi nelle mani di una grandissima e stimata musicista. Fu così che conobbi Clelia Gatti Aldrovandi la quale, pur essendo prevalentemente dedita al concertismo, nell’ultima parte della sua vita ebbe tante giovani allieve. Anche solo ascoltarla, parlare della sua vita e delle sue frequentazioni, era una scuola per noi giovani arpiste. La signora Aldrovandi non ebbe mai un incarico ufficiale presso un’istituzione, eppure, non ho mai conosciuto una didatta più brava di lei. Inoltre è stata una grande sperimentatrice e ha arricchito la letteratura per arpa di composizioni di grande valore, dedicate a lei. Ha lavorato con grandi compositori per favorire lo sviluppo di una scrittura in cui idea creativa e realizzazione esecutiva fossero in perfetta simbiosi, sempre sperimentando tecniche ed emissione del suono, invitando i compositori ad arricchire le armonie con accordi “pieni”, e disposti in modo da valorizzare il potenziale sonoro dell’arpa, e avendo sempre estrema attenzione nell’ottenimento di un suono nitido, chiaro e pulito.

La creazione di contrasti dinamici con l’arpa al pari del pianoforte, era uno dei suoi maggiori obiettivi. Come ho già detto spesso arricchiva le composizioni aggiungendo moltissime note, naturalmente in accordo con il compositore, come ad esempio nella Sonata per flauto ed arpa di Nino Rota, dove è stata lei a proporre al compositore gli arpeggi del secondo tempo. Come pure gli arpeggi dell’ultima pagina della” Sarabanda”. Arpeggi che tutte le arpiste rallentano o fanno diventare troppo stretti e grintosi. Pur non avendo mai scritto un libro di tecnica o un metodo, ideò una specifica notazione per scrivere alcuni effetti, o certi tipi di smorzati. Mai lasciare il silenzio dove non era scritto il classico smorzato a due mani delle arpiste. Si deve suonare una nota e smorzare contemporaneamente quella che non rientra nell’armonia. Una signora dell’arpa, è vero, ma anche una musicista che sapeva sperimentare tecniche, emissione del suono, diteggiature e tecniche di smorzato per rendere al meglio e con grande chiarezza espositiva le idee del compositore, attraverso un incessante lavoro di approfondimento e di auto-ascolto. La Aldrovandi perseguiva una tecnica al servizio della musica e mai fine a se stessa. Lavorava sulle diteggiature in maniera maniacale per ottenere i giusti appoggi che a noi spesso mancano o, al contrario, per non soffocare i suoni ribattuti e renderli regolari ritmicamente. Il suo suono così incisivo e pulito era frutto di un lavoro teorico a monte per ottenere il legato o lo staccato. Diceva che il suono del nostro strumento risulta poco legato ed è per questo che “l’ascoltatore spesso si addormenta”.

Aveva una personalità coinvolgente che trasmetteva entusiasmo ed energia. E’ entrata nella mia famiglia, insieme ad Elena Zaniboni (sua allieva storica), e a tante giovani arpiste, e tutte assieme formavamo una sorta di cenacolo di artisti dove gli scambi e gli arricchimenti, attraverso i confronti e le critiche, erano un prezioso insegnamento di vita. Non c’erano solo arpiste ma si frequentavano anche altri musicisti, appassionati di arte e di cultura e compositori. Un periodo meraviglioso della mia gioventù. La Signora ha lasciato il segno nel mondo dell’arpa in Italia e all’estero e le composizioni a lei dedicate sono repertorio attuale di concorsi nazionali ed internazionali. In un’epoca in cui non vi era internet, Clelia Gatti Aldrovandi era conosciuta da importanti arpisti francesi, tedeschi, olandesi, come pure da compositori e pianisti. Guidata da lei, io suonai al mio diploma la Sonata di Mario Zafred, compositore triestino che è stato anche Direttore del Conservatorio “Santa Cecilia”. Questa Sonata è dedicata a lei che ne curò la prima esecuzione assoluta. Credo che insegnare ad una diplomanda un pezzo così difficile sia stato quasi come fare una seconda “prima esecuzione”.

Eppure lei riuscì a fare il miracolo!

Clelia Gatti Aldrovandi

LA SIGNORA DELL’ARPA, di Patrizia Radici, docente di arpa al Conservatorio di Torino

E’ per me un grande onore poter partecipare a questa iniziativa in onore della Sig.ra Gatti Aldrovandi

Aver avuto la possibilità di studiare con Lei è stata un’esperienza che mi ha formata non solo tecnicamente e musicalmente, ma umanamente, perchè la Signora Gatti era una didatta stupenda e una donna eccezionale

Possedeva un’energia inesauribile, le Sue lezioni erano intense ,stimolanti ricche dei racconti della Sua vita musicale assolutamente incredibile

Come insegnante tra le tante qualità aveva quella che io credo sia una tra le più importanti e cioè la GENEROSITA’.

Lei non teneva per se nulla, si dedicava all’allievo senza riserve con una forza e un entusiasmo veramente rarissimi e questo mi ha permesso di riuscire ad affrontare il percorso di formazione con un’enorme motivazione e atteggiamento positivo, qualcosa che fino a quel momento mi era assolutamente mancato. Dopo 4 ore di lezione , mi guardava e diceva: Sei stanca? Certo che no rispondevo, bene allora puoi suonare forte !Energia!!!!

Ho avuto l’onore di guardare le bozze di moltissimi brani composti per Lei tra cui quelle della Sonata di P.Hindemith ( con tutte le correzioni)quelle della Sarabanda e Toccata di N.Rota e anche le Cadenze per il Concerto K299 di Mozart per fl e arpa e la relativa corrispondenza che aveva con tutti i compositori che grazie a Lei hanno scritto la maggior parte del repertorio per arpa del 900. Quando ci siamo conosciute era il 1978 la Sig.ra Gatti aveva 77 anni e un’energia vulcanica, quando il mio sguardo incrociava Suoi occhi vivaci e brillanti, posso dire che avevano una forza assoluta e riuscivano ad arrivare nel punto più profondo della mia anima!

La cosa che desidero è che da queste poche righe si possa evidenziare la Sua grande umanità oltre alla grande capacità didattica che mi ha trasmesso e attraverso cui ho potuto apprendere il grande potere della musica e dell’insegnamento. Anche dopo il Diploma ho continuato a studiare con Lei e fino al tristissimo giorno della Sua scomparsa ,siamo rimaste in contatto. Lei era affettuosissima e sempre molto interessata a quello che facevo e come proseguiva la mia carriera, mi spronava a non mollare .Mi diceva :se credi in qualcosa dedicati con forza ed entusiasmo e vedrai che riuscirai!

Oggi a distanza di tanto tempo, scrivere questo breve ricordo, mi ha dato modo di ripensare e in qualche modo di ripercorrere un periodo veramente importante della mia vita musicale e non. DirLe grazie non sarà mai abbastanza per ricambiarLa del meraviglioso insegnamento che mi ha dato. GRAZIE


Questo articolo é stato pubblicato da
Redazione Redazione di IN CHORDIS, la rivista online dell'Associazione Italiana dell'Arpa.