Arpa celtica

COSTRUIRE UN’ARPA CELTICA

COSTRUIRE UN’ARPA CELTICA

di Caterina Bergo e Andrea Novella

È quasi un anno che Andrea ed io ci conosciamo e ricordo ancora che alla sua prima lezione di arpa mi disse di volersi costruire da solo il suo strumento. Inizialmente pensavo scherzasse, ma mi sono dovuta ricredere quando mi mostrò i primi progetti realizzati al computer per la realizzazione di un’arpa celtica. Andrea ha una trentina d’anni, studi d’ingegneria alle spalle, una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo celtico e un sogno che ha trasformato in realtà: dopo aver costruito un modello di prova a 25 corde, ha ultimato nei giorni scorsi la sua prima arpa a 34 corde, dandole la forma e le caratteristiche che desiderava. Per realizzare il suo strumento è partito da un’attento studio della moderna bibliografia sull’argomento, chiedendo poi informazioni ad un liutaio e alla sottoscritta per quando riguarda la “prospettiva arpistica”. Purtroppo il mio contributo nella creazione del suo strumento si è limitato a poche osservazioni di carattere generale, relative ai materiali delle corde, al tipo di levette che trovo più funzionali e a caratteristiche estetiche. Mi sono così resa conto che, almeno nel mio caso, non si conosce mai abbastanza di un’arpa: si può pensare di approfondire sempre più la tecnica ed il repertorio, ma ci sarà sempre qualcosa da scoprire. Ad esempio che esiste una dettagliata bibliografia relativa alla sua costruzione, che è possibile acquistare kit per fabbricarsela, che in tutta Europa ci sono moltissimi liutai che creano arpe artigianali assolutamente da valutare. Naturalmente tutti questi aspetti implicano determinate condizioni economiche, ma la mia riflessione parte dal presupposto che del proprio strumento bisognerebbe conoscere quanto più possibile: tecnica, storia e repertorio così come caratteristiche strutturali e almeno qualche elemento teorico di liuteria. Seguire le fasi di costruzione dell’arpa di Andrea è stato estremamente istruttivo e ho pensato che questa esperienza meritasse di essere condivisa: a tal proposito ho chiesto al mio allievo di scrivere qualche riga sul suo lavoro e sul suo approccio allo strumento. Lavorare con studenti adulti è a mio avviso una grande possibilità: c’è spesso uno scambio di idee musicali anche se si tratta di persone che nella vita svolgono attività diversissime e che si sono accostate alla musica per lo più strane ragioni, magari per caso o solo dopo molti anni di curiosità. I ritmi di apprendimento sono molto diversi da quelli di un bambino, così come le domande che spesso pongono. Capita di incontrare persone come Andrea che decidono di imparare a suonare l’arpa motivate dal desiderio di costruirsene una: dalla teoria alla pratica il passo è stato lungo, ma alla fine il risultato è qui, 34 corde di pura soddisfazione!

Ecco dunque i commenti di Andrea: riporto queste righe nella speranza di condividere con altre arpiste suggerimenti e nuove prospettive che possano essere utili e funzionali a chiunque decida di cimentarsi in un’impresa come questa.

 1.progettazione

L’esperienza di Andrea

Mi sono approcciato all’arpa celtica in tarda età, passando per il pianoforte prima e per un periodo di “letargo musicale” poi, in seguito al quale decisi che il mio strumento doveva essere l’arpa celtica. Cominciò così una lunga ricerca prima di incontrare Caterina, con cui finalmente ho potuto iniziare a studiare. Quasi subito mi resi conto che per il repertorio che volevo suonare, la mia arpetta bardica da 23 corde era un po’ troppo limitata come estensione e decisi pertanto di procurarmi una nuova arpa. Dopo un rapido sguardo al mercato, sia italiano che estero, mi resi conto che non esisteva un’arpa con il rapporto estetica/suono/materiali/qualità e soprattutto prezzo adatta a me, per cui decisi di arrischiarmi nell’impresa di costruirmene una. Essendo completamente a digiuno sull’argomento, ho eseguito numerose ricerche, procurandomi tutti i testi che sono riuscito a trovare, la maggior parte dei quali in lingua inglese. Dopo aver studiato buona parte di questi testi (alcuni ancora devo affrontarli ora) cominciai la progettazione tramite CAD della cordiera dell’arpa (si comincia sempre dalla cordiera e dalla curva armonica) e della struttura della stessa. Volevo un’arpa con un’estensione di 34 corde che fosse ragionevolmente trasportabile e pertanto leggera, ma che avesse comunque una buona presenza sonora. Dopo aver tirato giù le linee guida e tutti i calcoli su strutture, tensioni e dinamica delle corde, decisi di costruire un primo prototipo relativo alle sole prime 25 corde dell’arpa, per “saggiarne” il suono e i rapporti di tensione e distanza tra le corde, anche per verificare se i miei calcoli fossero esatti. Contemporaneamente ho fatto la conoscenza di un liutaio milanese che si dedica da trent’anni esclusivamente alla realizzazione di arpe, che per mia fortuna mi ha dato molti consigli e preziosi insegnamenti che mi hanno permesso di capire alcuni errori e di affinare ulteriormente il progetto della 34 corde. Finito il periodo di test del prototipo, secondo me positivo nonostante alcune imperfezioni, ho cominciato la costruzione della 34 corde, partendo da un legno (l’okumè) che molti liutai probabilmente non si sognerebbero mai di impiegare (in quanto è scomodo da lavorare e leggermente morbido per la realizzazione di un’arpa). Ogni passo della costruzione di un’arpa è una sfida: bisogna bilanciare una costruzione il più leggera possibile (per ottenere un buon suono) con le tensioni dell’arpa (che sono comunque piuttosto elevate). Il momento più emozionante è sempre quello della “messa in tensione” quando cioè dopo aver finito materialmente l’arpa e averla rifinita con gommalacca (com’era tradizionalmente almeno da quando quest’ultima è stata scoperta) si installano tutte le corde sull’arpa e la si accorda alla tensione da concerto. Ogni rumore del legno è un campanello d’allarme, ma è normale che i primi giorni ci siano dei movimenti, quali la caratteristica “pancia” che si forma sempre nella parte bassa della tavola armonica. Finito il periodo di assestamento, quando cioè l’arpa tiene l’accordatura per almeno un giorno, si installano le levette mediante l’utilizzo di un accordatore. Questa è un’operazione relativamente semplice ma che richiede una grande pazienza e precisione, per ottenere il giusto spostamento di un semitono. Una volta terminata anche questa fase, l’arpa può dirsi finita, anche se, come ogni strumento musicale realizzato in legno, tende a maturare e migliorare col tempo e più la si suona frequentemente, più il suono stesso dell’arpa si arricchisce di armonici.

2.costruzione

Le statistiche finali della mia 34 corde sono:

Altezza: 117 cm;

Larghezza: 75 cm;

Peso: 10kg.

Devo dire che sono molto soddisfatto di questo esperimento e mi sono già messo alla progettazione di un’arpa un po’ più piccola (intorno alle 26 corde) che sia anche molto più comoda da trasportare.

 4.realizzazione

Riportiamo alcuni dati di riferimento ed alcune informazioni bibliografiche:

Dennis Waring, Making Wood Folk Instruments

Roger H. Siminoff, The Luthier’s handbook
Bart Hopkin, Musical Instrument Design

Roger H. Siminoff, The art of Tap Tuning
Jeremy H. Brown, Folk Harp Design And Construction

Folk Harp Journal, Harp Plans

http://www.harpkit.com/Merchant2/merchant.mvc?Screen=PROD&Product_Code=fhjcd03&Category_Code=00081fhj&Product_Count=5

Folk Harp Journal, The Science of Harp Making

http://www.harpkit.com/Merchant2/merchant.mvc?Screen=PROD&Product_Code=fhjcd01&Category_Code=00081fhj&Product_Count=3

http://www.sligoharps.com/btlh.html

 5.realizzazione


Questo articolo é stato pubblicato da
Redazione Redazione di IN CHORDIS, la rivista online dell'Associazione Italiana dell'Arpa.