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Ricordando Pierick Houdy

RICORDANDO PIERICK HOUDY, UNA CHIACCHIERATA CON ISABELLE PERRIN

a cura di Nicoletta Sanzin

Pierick Houdy, compositore, organista, pianista, direttore di coro è mancato il 22 marzo all’età di 92 anni.

Nato a Rennes nel 1929, naturalizzato canadese nel 1976, studiò presso il Conservatorio di Parigi con Marguerite Long, Lazare Lévy, Noël Gallon, Maurice Duruflé, Messiaen, Milhaud, e Nadia Boulange; vinse il Premier Prix in composizione a Parigi, secondo Prix di Roma e il Grand Prix de la Ville de Paris.

Conobbe sua moglie, Marie Geneviève Ghislaine de Winter durante gli studi in Conservatorio e disse che il suo amore per l’arpa iniziò quando conobbe Ghislaine. La sua Sonata per arpa fu composta come regalo di nozze per la sua amata.

Abbiamo chiesto a Isabelle Perrin di condividere i suoi ricordi con noi, permettendo così anche alle generazioni più giovani di conoscere meglio uno dei compositori più prolifici per arpa e un sincero amante del nostro strumento.

Isabelle, tu sei stata sempre molto vicina a Pierick, sua moglie e alle sue figlie. In quale occasione lo hai incontrato la prima volta?

La prima volta che incrociai gli Houdy nella mia vita fu nel 1981. Dopo aver concluso i miei studi alla Juilliard, rientrai in Francia e iniziai a lavorare a Nantes come professoressa di arpa. In questo conservatorio la classe era rimasta senza insegnante per un anno, poiché la docente titolare lasciò il posto scoperto e chiesero a Ghislaine di dare una mano, quindi in sostanza io rimpiazzai Ghislaine; in quell’occasione la conobbi ma non ebbi ancora modo di frequentarla, anche perché gli Houdy tornarono a vivere in Bretagna.

Successivamente, nel 1992, decisi di partecipare al Concorso Internazionale di Israele. Ero una delle concorrenti più anziane, stavo già insegnando, lavorando in orchestra, ( prima arpa all’Orchestre Nationale de France) ero anche già mamma. Ma avevo voglia di mettermi alla prova, così decisi di prepararmi e di concorrere.

Tra i membri della giuria sedevano Pierick Houdy e Sergiu Natra.

Alla fine della mia prova, entrambi i compositori vennero da me per congratularsi e mi chiesero se potevano comporre per me. In modo particolare Pierick mi disse che era rimasto molto colpito dalla mia esecuzione, che aveva ispirato la sua anima.

Non vinsi nessun premio (come detto prima volevo mettermi alla prova), ma vinsi qualcosa di inestimabile e estremamente più prezioso per me: la loro stima e considerazione.

Alcuni anni dopo Houdy compose il Concerto per arpa e orchestra “Concerto Francese” che eseguii nel 1998 a Brest con l’Orchestra di Bretagna, negli USA nel giugno dello stesso anno (Baton Rouge) e nel 1999 al World Harp Congress di Praga al Rudolfinum alla sua presenza.

Questo concerto, scritto in stile francese, come dice il suo stesso titolo, ha un’orchestrazione molto semplice: flauto, oboe, clarinetto in La, fagotto e quintetto d’archi. Abbiamo avuto una splendida collaborazione per questo suo lavoro. Quando ci incontrammo per discutere sull’interpretazione, gli chiesi cosa ne pensasse, perché c’erano pochissime indicazioni dinamiche.

Mi rispose: “Isabelle, io ho costruito la casa, ora sei tu che devi mettere le decorazioni!” Pierick era così, un uomo semplice, simpaticissimo e con un grandissimo senso dello humor. Al tempo stesso rispettava moltissimo gli esecutori, i musicisti, lasciando una grandissima libertà alla loro capacità espressiva e musicale.

Abbiamo lavorato moltissimo su questo Concerto, con l’idea di registrare un Cd che in effetti realizzammo nel 2004 e che comprende tutte le sue opere composte per arpa. ( le sue opere comprendono ovviamente il Concerto Francese per arpa e orchestra, la già citata Sonata per arpa sola, la Suite per arpa e violino, , la Sonata per arpa e flauto e il Quintetto per arpa prima esecuzione a Venezia, nell’ambito del VI Concorso Nazionale d’arpa Salvi con Patrizia Tassini e l’Aurora Ensemble, ndr)*

Nel 2008 a Amsterdam Pierick fu il primo “Composer in residence” per il World Harp Congress, tenendo anche una masterclass con giovani arpisti talmente attesa che andò esaurita in pochissimo tempo! Una masterclass bellissima, in cui incoraggiò tutti gli arpisti che suonarono per lui i suoi pezzi, ricordando a tutti gli astanti di come bisogna ascoltare le sensazioni e non pensare meramente alla tecnica.

2) Qual è il tuo ricordo più intimo e intenso di Houdy?

Ne ho moltissimi legati sia a lui che a sua moglie, erano una coppia incredibile, non ho mai conosciuto una coppia così legata e straordinaria, dove andava uno, l’altra lo seguiva e viceversa. Per lui la scomparsa della moglie, avvenuta alcuni anni fa, è stato un dolore immenso.

Uno dei ricordi più intimi è sicuramente legato a quando, una quindicina di anni fa, andai a trovare lui e Ghislaine nella loro casa in Bretagna, a Belle-Île en mer, una piccola isola sulla costa bretone.

Non era facile da raggiungere da Parigi, un viaggio molto lungo, oltre al treno bisogna prendere anche il ferry che non è frequente. Ma la sua casa era una tale meraviglia! Tutto molto semplice, elegante; le decorazioni di ottima fattura, nulla di stravagante o eccentrico, una casa che parlava di musica. Il suo pianoforte, l’arpa di Ghislaine e una quantità incredibile di partiture musicali! Pierick non ha trascorso un giorno senza comporre; iniziò a 8 anni e da allora non ha mai smesso. Il suo editore si è recato a casa sua per cercare di catalogare le sue composizioni e assieme a una delle figlie, hanno trovato moltissimi inediti. Sarà durissimo catalogare il tutto!

Tornando al mio soggiorno a casa Houdy, devo dire che è stato davvero molto prezioso esser ospite loro, condividere la loro quotidianità e essere quasi travolta dalle storielle ricche di humor e arguzia che Pierick raccontava, spesso sui suoi colleghi compositori oppure quando a un concorso, in cui la sua Sonata per arpa sola era pezzo d’obbligo, chiese a una concorrente come mai avesse suonato così veloce il terzo tempo, che non deve essere troppo tirato. La ragazza rispose” se l’avessi suonato più lento, la giuria avrebbe pensato che non ho la tecnica necessaria!”

Era una persona molto diretta e semplice, un marinaio che amava profondamente il mare e perciò aveva deciso di tornare a vivere in Francia, nella sua amata Bretagna per poter stare vicino all’oceano e vivere immerso nella natura. (Houdy è vissuto a lungo in Canada, dal 1970 e nel 1992 tornò in Francia ndr)

3) Quale eredità Houdy lascia al mondo dell’arpa e ai giovani compositori che desiderano scrivere per il nostro strumento?

Come sempre, bisogna conoscere il compositore e la sua vita.

Pierick può essere considerato un compositore neoclassico molto vicino allo stile della Tailleferre, non può essere suonato come Faurè o Chopin, bisogna “sentire” la sua personalità.

Lo conoscevo bene, lo “sentivo”, per me non è stato mai difficile eseguirlo.

Se prendiamo per esempio il primo movimento della sua Sonata, spesso viene suonato in modo romantico, con molti rubato e rallentando. Ecco, Pierick non era romantico era semplice e vicino a noi, così in maniera semplice va eseguita la sua Sonata.

Tre settimane prima di andarsene, avevo organizzato una masterclass con lui all’Accademia di Oslo; purtroppo per problemi legati ai mezzi di trasporto, non riuscì a venire ma organizzammo la master online. Una mia studentessa ha eseguito per lui la sua Sonata e lui le disse “non ho mai sentito nessuno eseguire così la mia Sonata”.

Era una persona molto curiosa e gli piaceva sperimentare. Una volta stava componendo lo Stabat Mater per coro e strumenti antichi: mi chiese di suonare l’arpa (all’epoca non si era ancora sviluppata come oggi la prassi delle arpe storiche) e trovammo l’escamotage di accordare la mia arpa con accordatura non temperata.

I giovani compositori devono pensare che la musica è semplicità, a volte apparente, ma semplicità

Dalle tue parole emerge chiaramente un grande amore per la sua musica e la sua persona!

Sì, sono stata fortunata a conoscerlo, per me resterà sicuramente uno tra i maggiori compositori che ha scritto per arpa.

La bellezza della sua musica è, come per quella di Mozart, nella sua semplicità, una semplicità difficile.

Anche il suo Quintetto è meraviglioso, ma la difficoltà può essere paragonata al Conte Fantastique di Andrè Caplet.

Spero davvero che gli arpisti possano prendere in considerazione tutte le sue composizioni, senza limitarsi alla più famosa Sonata.

Penso che il suo credo si possa riassumere nelle seguenti parole:

La musica, come tutti sanno, esprime solo sé stessa, al di là della ragione, della psicologia e delle immagini. È una costruzione del pensiero, estranea alla natura, e il suo unico scopo è esprimere ciò che sarebbe incomunicabile con un’altra forma di espressione. È, come tutte le arti, il significato sensibile di un’energia che trascende il linguaggio per raggiungere il logos. Si rivolge quindi alla sensibilità senza necessariamente passare per la via dell’intelligenza razionale.”

  • Tra le sue opere, ricordiamo anche la raccolta “Jeux de Mains Jeux d’esprit per piccola o grande arpa una raccolta di carattere didattico con le note della moglie Ghislaine de Winter

Questo articolo é stato pubblicato da
Redazione Redazione di IN CHORDIS, la rivista online dell'Associazione Italiana dell'Arpa.